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28 luglio 2012

All black

Quando tutti partono per le ferie io pubblico un post. Direi in perfetta controtendenza come il mio solito. Non ho vinto un viaggio intorno al mondo. Ero solo impossibilitata a scrivere sul mio blog a causa di una serie di accadimenti: collasso del mio notebook, arrivo del nuovo notebook ma non di quello che avevo ordinato, successiva spedizione al mittente, arrivo del nuovo e installazione del software strettamente necessario per ripartire. 'Na faticaccia! :-)
In questa (forzata) pausa riflettevo su una questione: perchè ho aperto un blog di cucina? Ogni tanto mi pongo e ripongo questa domanda più che altro per rinnovare e verificare le mie motivazioni e per trovare un senso alle ore trascorse ad accudire questo passatempo  virtuale.
Devo aver già scritto da qualche parte che il motivo numero Uno è la fotografia. Fino all'altro ieri sapevo giusto scattare in modalità automatica, conoscevo per sommi capi la differenza tra diaframma e otturatore, gli ISO me li ricordavo dai rullini della Kodak (io, per non sbagliare, prendevo sempre quello da 200 ASA senza capire cosa centrassero gli ISO) e la messa a fuoco non era affar mio. Per sbaglio qualche anno fa mi sono imbattuta in qualche foto di food ed è stato amore a prima vista. Ma questo l'ho già scritto, appunto. Il motivo numero Due è la cucina. Un gradino più in basso rispetto alla passione per lo scatto, c'è la cucina, anche per un'ovvia ragione: se cucinassi solo pasta in bianco, uova al tegamino e insalata, verrebbe a mancare la ragione numero uno di questo blog... a meno che non vogliate chiamarmi per fotografare i vostri piatti, alla fine mi mangerei il set e visto quello che cucinate ne sarei davvero felice. Il motivo numero Tre sta nel bisogno di comunicare qualcosa. Non che abbia aneddoti emozionanti, ma la vita si muove anche dalle mie parti ogni tanto. Anziché raccontare di 'viaggi esteriori', cioè quelli che ti portano in giro per l'Italia e per il mondo, preferisco parlare di 'viaggi interiori', ossia quelli che ti permettono di imparare e ampliare la conoscenza, partecipando a corsi, eventi, incontri o semplicemente leggendo un libro o sperimentando 'sul posto'. La potrei chiamare "Esperienza a KmZero". Lo scorso week-end (quando il mio notebook dava già i segni di una fine imminente) ho deciso che era il momento per studiare un pò la luce utilizzando la mia macchina fotografica. Ma la luce nel senso di assenza di luce e per questa ragione ho preparato un piatto BUIO: legume nero, cereale nero, ciotola nera, tovagliolo nero e fondo nero. Preparo il mio set con luce naturale laterale aggiungendo una difficoltà in più: abbasso la tapparella fino a creare una penombra intima e sfidante, oltre a far salire la temperatura a 38° con la finestra chiusa per non fare entrare più luce di quella strettamente necessaria. Ho trascorso 4 ore a scattare foto al nero, smanettando con diaframma e tempi di esposizione, senza alzare di un centimetro la tapparella e negandomi l'aria fresca del condizionatore. Puro masochismo. Ne sono uscita sfatta ma soddisfatta e il risultato lo potete vedere qui sotto. Diciamo che questo è quello che intendo per 'viaggio interiore' e non vi nego che ho quasi avuto le allucinazioni per colpa della temperatura da reattore nucleare raggiunta all'interno della stanza.
Il nero è anche il pretesto per raccontarvi della ''Cena al buio'' a cui ho partecipato qualche mese fa presso l'Istituto dei Ciechi di Milano. Tre ore trascorse completamente al buio, seduta ad un tavolo con altre persone sconosciute a gustare pietanze sconosciute (e per una foodblogger è un'esperienza che vale doppio: una sfida con sè stesse per riconoscere i sapori senza l'uso della vista) e servita da ragazzi ciechi che si muovevano per la sala affollata (circa 30 persone) come se la luce fosse accesa. Vi lascio liberi di fare le vostre considerazione sull'infinita capacità del corpo umano di adattarsi a ciò che manca (in questo caso la vista) e la consapevolezza di quanto noi 'normali' utilizziamo poco e male il nostro corpo pur avendo tutti i 'pezzi'. Gli stessi ragazzi organizzano anche l'esperienza "Dialogo nel Buio", un percorso nella totale oscurità, guidato da ragazzi non vedenti. E' stato presentato anni fa come un progetto extemporaneo che doveva durare solo qualche mese, ma visto il successo dell'iniziativa, Dialogo nel Buio è stato trasformato in un evento stabile e aperto a tutti. Vi invito ad andarci, a provare come ci si sente con un bastone bianco in mano, mentre si cammina (direi si brancola) ad occchi chiusi nel buio pesto in ambienti che riproducono la quotidianità delle nostre vite, compreso quello che simula la città caotica. Pensate ad un non vedente che cammina su un marciapiede, circondato da mille rumori, le moto e le auto parcheggiate dove non dovrebbero, le cacche dei cani, le buche e i mille ostacoli che noi vediamo e loro no. E durante questa doppia esperienza di cecità in questi viaggi interiori, la mia consapevolezza, il senso civico e l'ammirazione verso coloro che 'ci vedono pur non vedendoci' è aumentata a dismisura. E per scoprire che la vita anche per chi non vede non è vuota né triste. È, per alcuni aspetti, semplicemente diversa.
Ancora oggi, a distanza di tempo, mi capita di chiudere gli occhi mentre mangio qualcosa che non ho cucinato perchè il 'gioco dei sapori che non vedo' ma che posso percepire con gli altri sensi mi fa ricordare quei ragazzi coraggiosi. Un ultimo suggerimento per coloro che amano la lettura: non perdetevi il capolavoro di José Saramago ''Cecità'' perchè il nero è solo una questione di punti di vista! :-)


Cereali e legumi oscuri
per due persone

50 gr ceci neri
50 gr lenticchie nere Beluga
50 gr fagioli neri
50 gr Riso Venere
sesamo nero
zenzero in polvere
2 lime
olio extravergine di oliva
sale e pepe                                                                                                                                            
Il giorno prima mettete a bagno in acqua fredda i ceci, i fagioli, le lenticchie e il riso. Cuocete a vapore i legumi e il riso iniziando con i ceci e i fagioli e dopo 10 minuti aggiungete il riso e le lenticchie. Lasciate cuocere per circa 45 minuti. Scolate e lasciate raffreddare. In una ciotola mescolate il succo di due lime (ma anche uno, dipende dai vostri gusti), l'olio evo, il sale, un po' di pepe e un pizzico di zenzero. Condire i legumi e il riso e spolverate con sesamo nero e con la scorza del lime. Mettete in frigorifero e lasciate riposare un paio di ore prima di servire.

11 maggio 2012

La torta di mele che non fa MUUUU


La fase 'voglia di fare' saltami addosso continua. Che sia chiaro: non è che io sia qui con le mani in mano a guardare fuori dalla finestra, ma le idee si mescolano nella mia testa come se fossero in un frullatore e invece di uscirne con una forma ben definita, spariscono come il vapore in un fredda giornata invernale. Oggi è una di quelle giornate in cui ho desiderato una bella sorpresa. Provate a ricordare una situazione, una notizia, un incontro che vi ha lasciato a bocca aperta; le emozioni che avete provato in quel momento e che vi sono rimaste appiccicate per le ore successive all'avvenimento e che vi hanno stampato sulla faccia un sorrisello ebete e perpetuo per il tempo che è durata quella sensazione. Non voglio lamentarmi, sarebbe ingiusto. In fin dei conti cosa mi manca? La salute ce l'ho, il lavoro pure (anche se non è ancora il MIO lavoro) e divido e condivido la vita con un uomo che mi fa ridere dalla mattina alla sera. Cosa potrei desiderare di più? Evito di aprire un dibattito sulla noia della routine quotidiana, snobbata da molti che si lamentano delle giornate che scorrono tutte uguali per poi lamentarsi (ancora?!) quando un imprevisto arriva a sconvolgere proprio questa routine. Ma non è il mio caso perchè ritengo che un fondo, uno 'zoccolo duro' di routine è un'àncora di salvezza e una solida base sui cui costruire nuovi progetti. Però oggi avevo proprio bisogno di una di quelle 'sorprese', quel colpo del destino che a volte sa essere così magnanimo senza tuttavia sconvolgere la vita. Così mentre invocavo la sopresa, la sorpresa è arrivata! La Simo del blog Simona's Kitchen mi comunica che mi hanno assegnato un premio speciale per la partecipazione all'UNICO contest a cui ho partecipato in vita mia: "Cib'Arte".
Ragazzi, quando ho letto da chi era composta la giuria, mi è preso un colpo! Basta dire che uno dei giurati era il Maestro Pasticcere Paolo Sacchetti uno tra i migliori 8 pasticceri italiani oltre ad essere il vice-presidente dell'Accademia dei Pasticceri Italiani. Ringrazio anche tutti gli altri giurati che si sono prestati ad analizzare le ricette e a valutarle, a visitare e visionare i blog dei partecipanti con attenzione e serietà per il compito che gli era stato assegnato. Complimenti a Simona per aver messo insieme una squadra di professionisti per dei dilettanti allo sbaraglio (o almeno mi ritengo tale, senza offesa per nessuno). Insomma, la sopresa è arrivata ed ha avuto l'impatto di uno tsunami sulle mie emozioni!
Proseguiamo però con la cucina e il blog, perchè pare che proprio di questo mi stia occupando in questo periodo della mia vita :-)
Il mio percorso verso l'eliminazione totale o la drastica riduzione di alcuni alimenti sta proseguendo e dando buoni frutti (la regola è: se proprio non riesco ad eliminarlo, almeno lo limito tendente a zero), così mi capita di cucinare sempre più spesso piatti VEGAN e di avere la conferma che un mondo senza (o quasi) proteine animali non è poi così triste, povero e insapore come molti ci vogliono fare credere. Questa torta di mele vegan è la seconda che pubblico in questo blog (la prima è QUI), e vi posso assicurare che non ha nulla da invidiare alle sue parenti 'tortedimeleconproteineanimali' in termini di sapore, anzi, in più ha tanta leggerezza. Quindi vi lascio con la torta vegan congedandomi con un sorrisello ebete sulla faccia (per il tempo che durerà) ;-)

Crostata vegana ripiene di mele

450 gr farina 00
100 gr zucchero di canna
100 gr di margarina vegetale
1 vasetto di yogurt di soia
latte di mandorle
1 bustina di lievito per dolci
scorza grattuggiata di un limone bio

Per il ripieno
3 mele Golden
pinoli, uvetta, cocco rapé

In una terrina miscelare la farina, lo zucchero, la margarina, lo yogurt, il lievito, la scorza del limone e per ultimo aggiungere il latte di mandarle in quantità tale da formare un impasto omogeneo da lavorare con le mani fino ad ottenere una palla liscia. Dividere l'impasto a metà e stendere con il mattarello due dischi della stessa dimensione. Ricoprire una teglia con la carta da forno e stenderci sopra uno dei due dischi. A questo punto sbucciare le mele, tagliarle a fettine e disporle sul disco di pasta facendo attenzione a lasciare un bordo di circa 1 cm; spargere sopra le mele l'uvetta (precedentemente ammollata in acqua tiepida), i pinoli e spolverare con il cocco rapé. Quindi adagiare il secondo disco di pasta sopra al ripieno facendo combaciare i bordi e sigillando per bene schiacciando con i rebbi di una forchetta.
Cuocere in forno statico a 180° per circa 20 minuti o fino a quando non avrà assunto un colore dorato. Si può servire spolverandola leggermente con zucchero a velo quando si sarà raffreddata.

12 febbraio 2012

Quando i fagioli scappano dalla zuppa

Di questo freddo proprio non se ne può più. Tuttavia è anche vero che siamo ancora in pieno inverno e l'unico stimolo che ho per alzarmi alle 6.30 di mattina, è che il cielo inizia a schiarirsi mentre sorseggio rattrappita la mia tazza di tè bianco cercando di capire (e me lo domando spesso) come sia potuto accadere che nel corso dell'evoluzione, l'essere umano abbia stravolto così tanto i propri naturali bioritmi, obbligandosi a stili di vita sempre più improbabili fatti di alzatacce, poche ore di sonno, alimenti sempre più alterati, aria e acqua ormai sature di schifezze e farmaci che ci regalano anni di vita che sempre più spesso non concidono con la qualità. Bene, fatte le dovute riflessioni, mi carico per la giornata e mi fiondo in metropolitana a coltivare sogni e pensieri positivi. Ormai il concetto è chiaro, l'ho scritto e riscritto nei post precedenti: il viaggio in metro è per me una specie di meditazione e proprio durante uno di questi trasferimenti mi è nato il desiderio di provare una delle ricette vegan che avevo infilato in borsa. Così per conciliare una serie di bisogni- voglia di qualcosa di salato, curiosità vegan e la necessità di aumentare di qualche grado la temperatura nella cucina-soggiorno dove trascorro il mio tempo quando sono a casa (ebbene lo confesso: in questi tempi di freddo e aumento delle bollette, quando finisco di usare il forno lascio spalancato lo sportello in modo da dare una botta di calore ai 2 metri quadri adiacenti ad esso) - mi sono messa ad impastare, senza neppure tanta fatica, questo mix di fagioli cannellini e farina. Il risultato è stato abbastanza curioso: una focaccia bassa ma morbida con cui ho fatto merenda senza tanto formalizzarmi sull'orario indubbiamente più adatto a dei biscotti o ad una fetta di torta. La considerazione finale che ho maturato mentre masticavo con gusto è che questi vegani hanno proprio una grande fantasia nel riuscire a re-inventare, con la metà degli ingredienti che hanno a disposizione rispetto agli 'onnivori', delle ricette 'classiche' trasformandole in piatti gustosi e che nulla hanno da invidiare a quelli a cui siamo quotidianamente abituati.
Partendo dall'assunto che la nostra alimentazione è direttamente responsabile della nostra salute (frequenti consumi di carne, latticini, salumi, zuccheri raffinati, conservanti. grassi saturi possono portare a patologie gravi), dell'inquinamento e del consumo di risorse primarie del pianeta Terra (gli allevamenti intensivi di animali necessitano di elevatissimi consumi di acqua e di terreni per la coltivazione di cereali per la loro alimentazione a discapito dell'alimentazione umana tanto per citare un esempio) mi è venuto il sano pensiero che sarebbe bello se ognuno di noi, amanti della buona cucina e delle materie prima di qualità, scegliessimo di cibarci per almeno un giorno alla settimana, con un'alimentazione sostenibile e solidale contribuendo per quel giorno ad un minore sfruttamento del pianeta e con un occhio di riguardo verso la nostra salute; perchè aveva ragione colui (o colei) che disse; "noi non abbiamo ricevuto la Terra in eredità dai nostri padri, ma l'abbiamo preso in prestito dai nostri figli". Penso che questo ai nostri posteri glielo dobbiamo. 
E se non avessimo figli, allora questa Terra potremmo lasciarla in eredità e in buono stato a qualche nipote, al figlio/a di un amico/a, al ragazzino simpatico nostro vicino di casa, a qualcuno che amiamo particolarmente o semplimente a chi verrà ad abitarla dopo di noi :-)


Focaccia di fagioli cannellini

400 gr di fagioli cannellini secchi
200 gr di farina di farro
1 bustina di lievito istantaneo
3 cucchiai di amido di mais
mezzo bicchiere di latte vegetale NON dolcificato (io ho usato il latte di soia)
mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva
sale fino e grosso
rosmarino o erbe aromatiche a piacere

Mettere a bagno in acqua i fagioli cannellini secchi per circa 12 ore, poi lessarli a pentola a pressione (la pentola a pressione consente di risparmiare tempo e denaro sulla bolletta del gas). Una volta cotti, scolarli conservando un pò di acqua di cottura. Frullare i fagioli con un pochino di acqua di cottura (quel tanto che basta per rendere morbida la poltiglia), aggiungere un pò per volta la farina, il lievito, un pò di sale, l'olio, il latte (di soia o quello che si è scelto) e il rosmarino tritato (o le erbe aromatiche che si sono scelte). Impastare fino ad ottenere un impasto morbido ma compatto tipo pizza e stenderlo con le dita sopra ad una teglia ricoperta con carta da forno leggermente unta di olio. Spennellarla con dell'olio e cospargela con del sale grosso e degli aghi di rosmarino. Informare in forno statico già caldo a 180° per circa 30-35 minuti controllando la cottura. Servire caldissima accompagnandola con verdure grigliate e dadini di seitan conditi con olio e prezzemolo.

24 dicembre 2011

Sembran brownies

Con grande soddisfazione il mio regalo per Natale è arrivato con qualche giorno di anticipo: dopo 6 lunghi, lunghissimi mesi i lavori in casa sono terminati, fortunatamente un pochino prima che terminasse la mia pazienza. Giovedì poi c'è stata l'ultima lezione di pasticceria: praline al cacao a go-go per celebrare le feste; praline che prima o poi diventeranno l'oggetto di qualche futuro post. Con tanto entusiasmo inizierò il 2012 con un nuovo corso e finalmente temperaggio, ganache e il cioccolato nelle sue infinite declinazioni non avranno più segreti (o almeno spero). Provo già una grande emozione e non vedo l'ora di ritornare a mettere le mani tra sacchi di farina e scatoloni di uova.
Devo ammettere che nei confronti del cibo provo molta curiosità. A volte mi sorpendo a cucinare più per il piacere di scoprire come avverrà la trasformazione della materia prima che sto utilizzando che per il risultato finale. Spesso mi capita di pulire il pesce o la carne come se fossi su un tavolo operatorio: curo ogni incisione come se dovessi effettuare un successivo trapianto facendo aatenzione che l'organo o l'arto in questione non subisca un danno ma solo per il gusto di capire come è fatto l'animale che andrò a mangiare. Mi soffermo ad osservare le forme, le linee e le sfumature di colore che i vegetali assumono perchè ogni caratteristica è un pò come le impronte digitali, un segno distintivo e unico per ogni prodotto; mi stupisco quando sbuccio al vivo un'arancia: quel colore brillante nascosto sotto quella pellicina opaca mi meraviglia ogni volta. Guardo la pasta che si ammorbisce con il calore dell'acqua, la panna che monta in una soffice schiuma, il formaggio che si scioglie e l'uovo che si rapprende con il calore del fuoco; il cioccolato che si scioglie e l'olio che fa mille bollicine quando frigge. Penso alle infinite combinazioni che tutti questi prodotti sono in grado di far nascere se abbinati con sapere e fantasia. Una vera magia che si rinnova ogni volta.
Da più di un anno la mia alimentazione è decisamente cambiata: pur continuando a mangiare qualunque cibo, ho scelto di ridurre drasticamente alcuni alimenti (carne rossa, salumi, dolci, cibi raffinati e industriali) a favore di legumi, cerali decorticati, verdura, frutta e qualche porzione di carne bianca, pesce e formaggio. Devo dire che questa attenzione alla qualità e alla quantità del cibo mi sta regalando concreti risultati pur senza dovermi privare di piccole gioie per il  palato che mi concedo durante il fine settimana quando ho più tempo per cucinare e apprezzare pietanze un pò più 'strutturate'. La dolcezza di questo post è la sintesi di questa scelta alimentare: un dolce buono e leggero (un pò di più di altri) che può essere regalato ad amici e conoscenti (sempre più numerosi) che per obbligo (intolleranze e allergie) o per scelta (vegetariani e vegani) hanno abbracciato uno stile alimentare diverso da quello 'tradizionale'. Quindi dopo tanti biscotti e torte con burro, latte e uova che ci hanno ingolosito sulle pagine di tanti foodblog durante queste settimane pre-natalizie perchè non preparare anche un pacchettino per coloro che hanno fatto (o dovuto fare) una scelta differente dalla nostra? Con l'augurio che tutto ciò che è diverso da noi o dalla nostra cultura e tradizione possa essere un arricchimento per la nostra anima. Tanti auguri a tutti voi.


Brownies alla pera e alla banana

250 gr farina 00
150 gr gocce di cioccolato fondente
50 gr cioccolato fondente
50 gr mandorle senza pellicina
50 gr di fruttosio
50 gr di farina di riso (oppure fecola di patate)
1 bustina di lievito per dolci biologico
1 banana matura
1 pera matura
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
mezzo litro di latte di mandorla

Setacciare in una ciotola le farine insieme al lievito e aggiungere il fruttosio. Nel frattempo far sciogliere il cioccolato fondente (non le gocce) a bagnomaria, sbucciare ed affettare sottilmente la pera, tritare le mandorle e schiacciare con una forchetta la banana. Versare il latte di mandorla negli ingredienti secchi (farine+lievito+fruttosio) fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. Aggiungere la banana mescolando con cura, il cucchiaio di olio, le mandorle tritate, il cioccolato fuso, le gocce di cioccolato e la pera a fettine. Posizionare un foglio di carta da forno in una teglia con il bordo un pò alto (in modo da avere uno spessore dell'impasto di almeno 2-3 cm), ungerla con pochissimo olio e infornare a 180° in forno statico per circa 50-60 minuti controllando la cottura. Una volta raffreddata, tagliare a quadrotti.

30 ottobre 2011

Sfida all'ultimo marrone

Finalmente!
Alla fine ce l'ho fatta a rientrare a casa seppur lottando contro il pestilenziale odore di diluente che aleggia per le stanze. Finalmente la light-box grande come un appartamento è terminata e dopo le pareti e i mobili bianchi, anche il mio ex pavimento in doussié è stato colorato con uno splendido bianco nordico. Diciamo che ora vivo in uno studio fotografico ideale per le foto di food :-)
Mentre ero in trasferta però non mi sono certo fatta sfuggire il workshop di Food & Stylist Photograpy organizzato da l'Arte del Convivio a Milano. Finalmente un workshop tematico che parla di fotografia di cibo con spunti di Food Stylist. Le splendide e disponibili donne che hanno organizzato il primo di 4 workshop sul tema sono: Barbara Torresan, Silvia Luppi, Claudia Castaldi e Alice Martini. Vorrei ringraziarle per la loro disponibilità e simpatia e per aver avuto l'idea di organizzare (finalmente) a Milano una giornata su questo tema (diciamoci la verità, era da almeno due anni che cercavo una cosa del genere ma non sono mai riuscita a trovarla). Non entro nel dettaglio perchè sui siti indicati qui sopra potrete trovare maggiori informazioni ma quello che vedete in queste immagini è il risultato della giornata. Le fotografie sono fatte in collaborazione con Alessandra (simpaticissima food blogger e compagna di corso) mentre il castagnaccio è opera di Lola, cuoca di Arte del Convivio.
Dato che il castagnaccio è identico a quello che cucino io, per questa volta mi sono risparmiata la fatica di cucinarlo e mi sono dedicata solo a fotografarlo (e vi posso assicurare che abbiamo trascorso una bella mezz'oretta e almeno una  cinquantina di scatti prima di trovare la giusta illuminazione e presentazione).
Mi perdonerete la 'mezza fatica' ma vista l'inagibilità della mia cucina mi limito a postarvi di seguito la mia collaudata ricetta.

Castagnaccio

200 gr di farina di castagne
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
210-250 ml di acqua
50 gr di pinoli
50 gr di uvetta
un rametto di rosmarino

Setacciare la farina per toglierne le eventuali impurità. Accendere il forno in modalità statica a 200° e ammollate l'uvetta in acqua tiepida. Mettere la farina in una ciotola, unire il pizzico di sale, 2 cucchiai di olio e 210 ml di acqua (la quantità di acqua dipende dalla farina: se la farina è molto asciutta potrebbe esserci bisogno di più acqua), versandola poco alla volta e mescolando con una frusta fino ad amalgamare il tutto. Risulterà una pastella di media consistenza che scenderà a nastro se si solleva con il cucchiaio. Unire all'impasto l'uvetta strizzata e asciugata. Foderare con un foglio di carta da forno una tortiera o una teglia di dimensione tale che l'impasto versato risulti non più alto di un centimetro; ungere la carta da forno con 2 cucchiai di olio e versare il composto preparato. Cospargere la preparazione con i pinoli e gli aghi di rosmarino precedentemente lavato e asciugato e versarvi sopra un cucchiaio di olio. Infornare a 200° per circa 35 minuti. Dovrà formarsi una bella crosticina piena di screpolature e i pinoli dovranno dorarsi leggermente mentre l'interno dovrà essere morbido.

20 settembre 2011

Quando l'autunno strizza l'occhio all'estate

Quando l'autunno arriva, io sono lì in prima fila con il forno acceso e la zuppa in pentola. Ebbene sì, l'autunno è la mia stagione preferita. Mi piace per i colori, per i sapori e per quell'idea di convivialità a tavola che d'estate, vuoi per il caldo, vuoi perchè si mangiano cibi leggeri e superveloci, un pò si perde. Così, invogliata dai finferli freschi che ho trovato sullo scaffale del supermercato e recuperando qualche foglia di basilico sopravvissuta alle piogge di qualche giorno fa, ho deciso di preparare questo semplice piatto di miglio e verdure.
Ma cos'è 'sto miglio? In Europa è conosciuto più che altro come mangime per i polli mentre ha una grande importanza nell'alimentazione africana e asiatica; il miglio inoltre è privo di glutine, quindi adatto per coloro che sono affetti da celiachia. Eh già, in un unico piatto un sacco di sostanza, leggerezza e nutrimento! Magari, per una volta, potremmo salvare un pollo rubandogli solo un pò del suo becchime...

Miglio con verdure
per 4 persone 

200 gr di miglio decorticato
3 zucchine
10 pomodorini
500 gr finferli freschi
2 spicchi di aglio
20 foglie di basilico
olio, sale e pepe

Mettere i funghi in un colino e lavarli bene per eliminare eventuali residui di terriccio; tamponarli con un canovaccio per asciugarli. Far scaldare in una pentola un cucchiaio di olio extravergine di oliva e uno spicchio di aglio. Lasciare insaporire e aggiungere i finferli. I funghi durante la cottura rilasceranno la loro acqua, farli cuocere per circa 10 minuti a fiamma media e quando saranno quasi cotti, salarli e alzare la fiamma per far evaporare tutta l'acqua. Una volta cotti, spegnere il fuoco e lasciarli nella padella eliminando l'aglio. 
Nel frattempo fare lessare in acqua salata il miglio per circa 20 minuti (o fino a quando non si sentiranno più i chicchi duri), le indicazioni che di solito vengono date per la cottura del miglio sono 3 parti di acqua per 1 parte di miglio (in volume) ma consiglio di tenere sempre sotto controllo la quantità di acqua ed eventualmente aggiungerne durante la cottura (l'acqua aggiunta dovrà essere calda); una volta cotto scolarlo e lasciarlo riposare.
Mentre il miglio cuoce, tagliare le zucchine a piccoli pezzetti e metterle in una padella insieme ad un cucchiaio di olio extravergine di oliva e ad uno spicchio di aglio. Far cuocere a fuoco medio per una decina di minuti. Aggiungere i pomodorini tagliati a rondelle, i finferli e continuare a cuocere a fiamma media ancora per circa 7-8 minuti (le zucchine dovranno restare croccanti). Salare e pepare poco prima della fine della cottura.
Preparare un'emulsione di olio extravergine di oliva con le foglie di basilico spezzettate e aggiugerla alle zucchine a cottura ultimata.
Unire il miglio e fare insaporire in padella per qualche minuto. Servire caldo con una spolverata di farina di mandorle.

4 settembre 2011

Incontro tra farine

Oggi a Milano è una giornata decisamente piovosa e dato che le temperature si sono abbassate a livelli accettabili, ho deciso di proporvi un classico della pasticceria casalinga, la torta di mele, anche se con qualche variazione sul tema. Il dolce risultato che sfornerete potrà essere offerto anche a coloro che sono allergici ai latticini e alle uova e sarà apprezzato dalle persone che hanno scelto di nutrirsi senza prodotti di origine animale. 
A tal proposito, pochi mesi fa ho letto un interessantissimo libro sull'alimentazione vegana che mi sento di consigliare anche ai più accaniti e convinti onnivori del pianeta, se non altro per conoscere un punto di vista differente e acquisire una maggiore consapevolezza su cosa mangiamo. Il libro si intitola "Magiar sano e naturale" di Michele Riefoli. 
Aspetto un vostro commento sulla bontà di questa "torta-etica"! :-)

Torta di mais e mele 

200 gr di farina di mais
200 gr di farina OO
100 gr di zucchero di canna grezzo
1 bustina di lievito naturale per dolci   
100 gr di olio extravergine di oliva
una manciata di uvetta e una di pinoli
3 mele
cannella in polvere
una noce di margarina vegetale
acqua 

Mettere a bagno l'uvetta con acqua tiepida. Sbucciare 3 mele, eliminare il torsolo e frullarle aiutandosi con circa 2 bicchieri di acqua da aggiungere un poco per volta. In una ciotola unire le due farine, lo zucchero di canna, il lievito e una spolverata di cannella. mescolare gli ingredienti, aggiungere le mele frullate e l'olio e allungare con dell'acqua fino a quando il composto riusulterà omogeneo e morbido ma non troppo liquido. Aggiungere i pinoli e l'uvetta (precedentemente scolata e strizzata) e mescolare.
Riscaldare il forno in modalità statica a 180°.
Ungere una teglia con una noce di margarina vegetale (in alternativa si può usare un foglio di carta da forno bagnato e strizzato) e versare il composto. Sbucciare la mela rimasta, tagliarla a fettine e posizionarle a raggiera sul composto. Infornare per circa 45 minuti facendo attenzione dopo circa 30 minuti ad abbassare la temperatura a 160° per una migliore cottura all'interno. Una volta che la torta si sarà raffreddata, spolverare con zucchero a velo.





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