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11 maggio 2012

La torta di mele che non fa MUUUU


La fase 'voglia di fare' saltami addosso continua. Che sia chiaro: non è che io sia qui con le mani in mano a guardare fuori dalla finestra, ma le idee si mescolano nella mia testa come se fossero in un frullatore e invece di uscirne con una forma ben definita, spariscono come il vapore in un fredda giornata invernale. Oggi è una di quelle giornate in cui ho desiderato una bella sorpresa. Provate a ricordare una situazione, una notizia, un incontro che vi ha lasciato a bocca aperta; le emozioni che avete provato in quel momento e che vi sono rimaste appiccicate per le ore successive all'avvenimento e che vi hanno stampato sulla faccia un sorrisello ebete e perpetuo per il tempo che è durata quella sensazione. Non voglio lamentarmi, sarebbe ingiusto. In fin dei conti cosa mi manca? La salute ce l'ho, il lavoro pure (anche se non è ancora il MIO lavoro) e divido e condivido la vita con un uomo che mi fa ridere dalla mattina alla sera. Cosa potrei desiderare di più? Evito di aprire un dibattito sulla noia della routine quotidiana, snobbata da molti che si lamentano delle giornate che scorrono tutte uguali per poi lamentarsi (ancora?!) quando un imprevisto arriva a sconvolgere proprio questa routine. Ma non è il mio caso perchè ritengo che un fondo, uno 'zoccolo duro' di routine è un'àncora di salvezza e una solida base sui cui costruire nuovi progetti. Però oggi avevo proprio bisogno di una di quelle 'sorprese', quel colpo del destino che a volte sa essere così magnanimo senza tuttavia sconvolgere la vita. Così mentre invocavo la sopresa, la sorpresa è arrivata! La Simo del blog Simona's Kitchen mi comunica che mi hanno assegnato un premio speciale per la partecipazione all'UNICO contest a cui ho partecipato in vita mia: "Cib'Arte".
Ragazzi, quando ho letto da chi era composta la giuria, mi è preso un colpo! Basta dire che uno dei giurati era il Maestro Pasticcere Paolo Sacchetti uno tra i migliori 8 pasticceri italiani oltre ad essere il vice-presidente dell'Accademia dei Pasticceri Italiani. Ringrazio anche tutti gli altri giurati che si sono prestati ad analizzare le ricette e a valutarle, a visitare e visionare i blog dei partecipanti con attenzione e serietà per il compito che gli era stato assegnato. Complimenti a Simona per aver messo insieme una squadra di professionisti per dei dilettanti allo sbaraglio (o almeno mi ritengo tale, senza offesa per nessuno). Insomma, la sopresa è arrivata ed ha avuto l'impatto di uno tsunami sulle mie emozioni!
Proseguiamo però con la cucina e il blog, perchè pare che proprio di questo mi stia occupando in questo periodo della mia vita :-)
Il mio percorso verso l'eliminazione totale o la drastica riduzione di alcuni alimenti sta proseguendo e dando buoni frutti (la regola è: se proprio non riesco ad eliminarlo, almeno lo limito tendente a zero), così mi capita di cucinare sempre più spesso piatti VEGAN e di avere la conferma che un mondo senza (o quasi) proteine animali non è poi così triste, povero e insapore come molti ci vogliono fare credere. Questa torta di mele vegan è la seconda che pubblico in questo blog (la prima è QUI), e vi posso assicurare che non ha nulla da invidiare alle sue parenti 'tortedimeleconproteineanimali' in termini di sapore, anzi, in più ha tanta leggerezza. Quindi vi lascio con la torta vegan congedandomi con un sorrisello ebete sulla faccia (per il tempo che durerà) ;-)

Crostata vegana ripiene di mele

450 gr farina 00
100 gr zucchero di canna
100 gr di margarina vegetale
1 vasetto di yogurt di soia
latte di mandorle
1 bustina di lievito per dolci
scorza grattuggiata di un limone bio

Per il ripieno
3 mele Golden
pinoli, uvetta, cocco rapé

In una terrina miscelare la farina, lo zucchero, la margarina, lo yogurt, il lievito, la scorza del limone e per ultimo aggiungere il latte di mandarle in quantità tale da formare un impasto omogeneo da lavorare con le mani fino ad ottenere una palla liscia. Dividere l'impasto a metà e stendere con il mattarello due dischi della stessa dimensione. Ricoprire una teglia con la carta da forno e stenderci sopra uno dei due dischi. A questo punto sbucciare le mele, tagliarle a fettine e disporle sul disco di pasta facendo attenzione a lasciare un bordo di circa 1 cm; spargere sopra le mele l'uvetta (precedentemente ammollata in acqua tiepida), i pinoli e spolverare con il cocco rapé. Quindi adagiare il secondo disco di pasta sopra al ripieno facendo combaciare i bordi e sigillando per bene schiacciando con i rebbi di una forchetta.
Cuocere in forno statico a 180° per circa 20 minuti o fino a quando non avrà assunto un colore dorato. Si può servire spolverandola leggermente con zucchero a velo quando si sarà raffreddata.

12 febbraio 2012

Quando i fagioli scappano dalla zuppa

Di questo freddo proprio non se ne può più. Tuttavia è anche vero che siamo ancora in pieno inverno e l'unico stimolo che ho per alzarmi alle 6.30 di mattina, è che il cielo inizia a schiarirsi mentre sorseggio rattrappita la mia tazza di tè bianco cercando di capire (e me lo domando spesso) come sia potuto accadere che nel corso dell'evoluzione, l'essere umano abbia stravolto così tanto i propri naturali bioritmi, obbligandosi a stili di vita sempre più improbabili fatti di alzatacce, poche ore di sonno, alimenti sempre più alterati, aria e acqua ormai sature di schifezze e farmaci che ci regalano anni di vita che sempre più spesso non concidono con la qualità. Bene, fatte le dovute riflessioni, mi carico per la giornata e mi fiondo in metropolitana a coltivare sogni e pensieri positivi. Ormai il concetto è chiaro, l'ho scritto e riscritto nei post precedenti: il viaggio in metro è per me una specie di meditazione e proprio durante uno di questi trasferimenti mi è nato il desiderio di provare una delle ricette vegan che avevo infilato in borsa. Così per conciliare una serie di bisogni- voglia di qualcosa di salato, curiosità vegan e la necessità di aumentare di qualche grado la temperatura nella cucina-soggiorno dove trascorro il mio tempo quando sono a casa (ebbene lo confesso: in questi tempi di freddo e aumento delle bollette, quando finisco di usare il forno lascio spalancato lo sportello in modo da dare una botta di calore ai 2 metri quadri adiacenti ad esso) - mi sono messa ad impastare, senza neppure tanta fatica, questo mix di fagioli cannellini e farina. Il risultato è stato abbastanza curioso: una focaccia bassa ma morbida con cui ho fatto merenda senza tanto formalizzarmi sull'orario indubbiamente più adatto a dei biscotti o ad una fetta di torta. La considerazione finale che ho maturato mentre masticavo con gusto è che questi vegani hanno proprio una grande fantasia nel riuscire a re-inventare, con la metà degli ingredienti che hanno a disposizione rispetto agli 'onnivori', delle ricette 'classiche' trasformandole in piatti gustosi e che nulla hanno da invidiare a quelli a cui siamo quotidianamente abituati.
Partendo dall'assunto che la nostra alimentazione è direttamente responsabile della nostra salute (frequenti consumi di carne, latticini, salumi, zuccheri raffinati, conservanti. grassi saturi possono portare a patologie gravi), dell'inquinamento e del consumo di risorse primarie del pianeta Terra (gli allevamenti intensivi di animali necessitano di elevatissimi consumi di acqua e di terreni per la coltivazione di cereali per la loro alimentazione a discapito dell'alimentazione umana tanto per citare un esempio) mi è venuto il sano pensiero che sarebbe bello se ognuno di noi, amanti della buona cucina e delle materie prima di qualità, scegliessimo di cibarci per almeno un giorno alla settimana, con un'alimentazione sostenibile e solidale contribuendo per quel giorno ad un minore sfruttamento del pianeta e con un occhio di riguardo verso la nostra salute; perchè aveva ragione colui (o colei) che disse; "noi non abbiamo ricevuto la Terra in eredità dai nostri padri, ma l'abbiamo preso in prestito dai nostri figli". Penso che questo ai nostri posteri glielo dobbiamo. 
E se non avessimo figli, allora questa Terra potremmo lasciarla in eredità e in buono stato a qualche nipote, al figlio/a di un amico/a, al ragazzino simpatico nostro vicino di casa, a qualcuno che amiamo particolarmente o semplimente a chi verrà ad abitarla dopo di noi :-)


Focaccia di fagioli cannellini

400 gr di fagioli cannellini secchi
200 gr di farina di farro
1 bustina di lievito istantaneo
3 cucchiai di amido di mais
mezzo bicchiere di latte vegetale NON dolcificato (io ho usato il latte di soia)
mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva
sale fino e grosso
rosmarino o erbe aromatiche a piacere

Mettere a bagno in acqua i fagioli cannellini secchi per circa 12 ore, poi lessarli a pentola a pressione (la pentola a pressione consente di risparmiare tempo e denaro sulla bolletta del gas). Una volta cotti, scolarli conservando un pò di acqua di cottura. Frullare i fagioli con un pochino di acqua di cottura (quel tanto che basta per rendere morbida la poltiglia), aggiungere un pò per volta la farina, il lievito, un pò di sale, l'olio, il latte (di soia o quello che si è scelto) e il rosmarino tritato (o le erbe aromatiche che si sono scelte). Impastare fino ad ottenere un impasto morbido ma compatto tipo pizza e stenderlo con le dita sopra ad una teglia ricoperta con carta da forno leggermente unta di olio. Spennellarla con dell'olio e cospargela con del sale grosso e degli aghi di rosmarino. Informare in forno statico già caldo a 180° per circa 30-35 minuti controllando la cottura. Servire caldissima accompagnandola con verdure grigliate e dadini di seitan conditi con olio e prezzemolo.

4 febbraio 2012

La torta di carote e quel giorno in cui mi mangiai il set fotografico

Notate qualcosa? Provate a guardare meglio...
Non vedete qualche differenza tra queste fotografie rispetto a quelle degli altri post? Un pò più di limpidezza? Colori un filino più brillanti? Luci più corrette? Beh, vi svelo il segreto:  in questi scatti sono stata supportata dalla bravissima Silvia Luppi, fotografa e blogger di Basilico e Pinoli. Qualche ora con lei e la differenza (almeno ai miei occhi) è abissale!
Dovete sapere che sono tendenzialmente una perfezionista nelle cose che faccio. Ho iniziato a seguire i blog di cucina più per le immagini che per le ricette, pertanto non mi do pace durante le ore che trascorro dietro la macchina fotografica. Litigo con sovra e sotto esposizioni, dominanti di colore, troppe o poche ombre, blu-gialli-rossi-verdi che non tornano mai, immagini offuscate da un velo grigio e dettagli non a fuoco. Quando decido di lavorare ad un nuovo post, la mattina all'alba sono in cucina a preparare il piatto, mentre le ore successive le trascorro a provare, ri-provare, illuminare, spostare, pulire, impiattare scattare e ri-scattare almeno 100 fotografie per riuscire ad utilizzarne una decina. Il campo di ripresa diventa sempre più stretto: non ci entra quasi più nulla in quella maledetta inquadratura e più mi allontano e più essa, facendomi quasi in dispetto, si restringe come un maglione lavato ad alte temperature. E poi JPEG, RAW, TIFF, diaframma, tempi, esposizione, bilanciamento del bianco, luce naturale, fredda, calda...non ne posso più. Guardo altri foodblog cercando di capire (diciamo intuire) come quelle fotografie possano avere colori così brillanti e luci così morbide; come la materialità del piatto fotografato possa portarmi a desiderare di dare se non un morso, almeno una leccatina al monitor del PC.
Ma questa volta mi sono tolta una grande soddisfazione: pochi scatti (diciamo non più di 40) per ottenere due immagini che forse iniziano ad avvicinarsi alla mia idea di food photography. Ero talmente felice alla fine della giornata che, per festeggiare, il set è finito direttamente nel mio stomaco (ed esclusione del tagliere, del cucchiaino e dello strofinaccio sullo sfondo).

Due parole su questo dolce definito anni fa come 'la torta di carote più buona di quella di Madonna di Campiglio' (io questa torta non l'ho mai mangiata ma mi dicono sia davvero eccezionale...quella di Campiglio si intende!). Beh, vi invito a provarla prima di tutto perchè è davvero una torta da colazione, merenda e cena; secondo perchè è un dolce un filino dietetico perchè privo di grassi e come ultima ragione perchè con delle foto così non si può non avere voglia di assaggiarne almeno una fettina. Evviva la mia modestia ed evviva la torta di carote!

PS: invito tutti coloro che volessero esprimere commenti, insulti, suggerimenti e quant'altro vi venga in mente su queste immagini a scrivermi con la massima libertà. Sono perfezionista ma non permalosa :-)


Torta di carote e mandorle

280 gr di carote
100 gr di mandorle sbucciate
100 gr di mandorle con buccia
150 gr di zucchero
100 gr di amaretti
60 gr di farina 00
5 uova
mezzo cucchiaino di cannella
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
zucchero a velo

Lavorare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema soffice. Unire le carote e le mandorle tritate (mi raccomando, le carote dovranno essere a piccoli pezzettini per evitare di sentirle troppo sotto i denti quando la torta sarà cotta), gli amaretti sbriciolati, la cannella, la farina mescolata con il lievito e il sale. Montare a neve ferma gli albumi. Imburrare una teglia di circa 24 cm e cospargerla con dello zucchero semolato (o in alternativa usare la carta forno); cuocere in forno statico preriscaldato a 180° per circa 35-40 minuti controllando con lo stuzzicadente la cottura della torta. Una volta che la torta si sarà raffreddata, cospargela di zucchero a velo.

24 dicembre 2011

Sembran brownies

Con grande soddisfazione il mio regalo per Natale è arrivato con qualche giorno di anticipo: dopo 6 lunghi, lunghissimi mesi i lavori in casa sono terminati, fortunatamente un pochino prima che terminasse la mia pazienza. Giovedì poi c'è stata l'ultima lezione di pasticceria: praline al cacao a go-go per celebrare le feste; praline che prima o poi diventeranno l'oggetto di qualche futuro post. Con tanto entusiasmo inizierò il 2012 con un nuovo corso e finalmente temperaggio, ganache e il cioccolato nelle sue infinite declinazioni non avranno più segreti (o almeno spero). Provo già una grande emozione e non vedo l'ora di ritornare a mettere le mani tra sacchi di farina e scatoloni di uova.
Devo ammettere che nei confronti del cibo provo molta curiosità. A volte mi sorpendo a cucinare più per il piacere di scoprire come avverrà la trasformazione della materia prima che sto utilizzando che per il risultato finale. Spesso mi capita di pulire il pesce o la carne come se fossi su un tavolo operatorio: curo ogni incisione come se dovessi effettuare un successivo trapianto facendo aatenzione che l'organo o l'arto in questione non subisca un danno ma solo per il gusto di capire come è fatto l'animale che andrò a mangiare. Mi soffermo ad osservare le forme, le linee e le sfumature di colore che i vegetali assumono perchè ogni caratteristica è un pò come le impronte digitali, un segno distintivo e unico per ogni prodotto; mi stupisco quando sbuccio al vivo un'arancia: quel colore brillante nascosto sotto quella pellicina opaca mi meraviglia ogni volta. Guardo la pasta che si ammorbisce con il calore dell'acqua, la panna che monta in una soffice schiuma, il formaggio che si scioglie e l'uovo che si rapprende con il calore del fuoco; il cioccolato che si scioglie e l'olio che fa mille bollicine quando frigge. Penso alle infinite combinazioni che tutti questi prodotti sono in grado di far nascere se abbinati con sapere e fantasia. Una vera magia che si rinnova ogni volta.
Da più di un anno la mia alimentazione è decisamente cambiata: pur continuando a mangiare qualunque cibo, ho scelto di ridurre drasticamente alcuni alimenti (carne rossa, salumi, dolci, cibi raffinati e industriali) a favore di legumi, cerali decorticati, verdura, frutta e qualche porzione di carne bianca, pesce e formaggio. Devo dire che questa attenzione alla qualità e alla quantità del cibo mi sta regalando concreti risultati pur senza dovermi privare di piccole gioie per il  palato che mi concedo durante il fine settimana quando ho più tempo per cucinare e apprezzare pietanze un pò più 'strutturate'. La dolcezza di questo post è la sintesi di questa scelta alimentare: un dolce buono e leggero (un pò di più di altri) che può essere regalato ad amici e conoscenti (sempre più numerosi) che per obbligo (intolleranze e allergie) o per scelta (vegetariani e vegani) hanno abbracciato uno stile alimentare diverso da quello 'tradizionale'. Quindi dopo tanti biscotti e torte con burro, latte e uova che ci hanno ingolosito sulle pagine di tanti foodblog durante queste settimane pre-natalizie perchè non preparare anche un pacchettino per coloro che hanno fatto (o dovuto fare) una scelta differente dalla nostra? Con l'augurio che tutto ciò che è diverso da noi o dalla nostra cultura e tradizione possa essere un arricchimento per la nostra anima. Tanti auguri a tutti voi.


Brownies alla pera e alla banana

250 gr farina 00
150 gr gocce di cioccolato fondente
50 gr cioccolato fondente
50 gr mandorle senza pellicina
50 gr di fruttosio
50 gr di farina di riso (oppure fecola di patate)
1 bustina di lievito per dolci biologico
1 banana matura
1 pera matura
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
mezzo litro di latte di mandorla

Setacciare in una ciotola le farine insieme al lievito e aggiungere il fruttosio. Nel frattempo far sciogliere il cioccolato fondente (non le gocce) a bagnomaria, sbucciare ed affettare sottilmente la pera, tritare le mandorle e schiacciare con una forchetta la banana. Versare il latte di mandorla negli ingredienti secchi (farine+lievito+fruttosio) fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. Aggiungere la banana mescolando con cura, il cucchiaio di olio, le mandorle tritate, il cioccolato fuso, le gocce di cioccolato e la pera a fettine. Posizionare un foglio di carta da forno in una teglia con il bordo un pò alto (in modo da avere uno spessore dell'impasto di almeno 2-3 cm), ungerla con pochissimo olio e infornare a 180° in forno statico per circa 50-60 minuti controllando la cottura. Una volta raffreddata, tagliare a quadrotti.