E' più forte di me: una torta classica con farina, burro, uova e zucchero non è proprio nelle mie corde. In un post precedente raccontavo il fatto che se qualcuno mi avesse proposto di cucinare usando scaglie di sapone, io mi sarei messa subito all'opera. Bene, questa volta non parliamo proprio di sapone o di detersivo in polvere ma di saponina (che con il sapone penso non c'entri nulla ma mi piaceva l'assonanza del nome) una sostanza presente nell'ingrediente principale di questa torta: la quinoa.
Fino ad oggi ho sempre usato questo pseudocereale per le preparazioni salate, alternandola al cous-cous, al bulghur e al riso, fino a quando non mi sono ricordata di aver letto da qualche parte della quinoa impiegata al posto della farina per preparare i dolci.
Giusto un breve cenno sulla quinoa per chi non la conoscesse. Pianta erbacea della famiglia della barbabietola e degli spinaci (ecco perchè pseudocereale), chiamata dagli Inca "chisiya mama" che in lingua quechua significa "madre di tutti i semi". Chicco nutriente e ricco di proteine (vegetali, evviva!), calcio (ne contiene in proporzione più del latte - ma dai!!) e lisina (amminoacido essenziale normalmente carente in molti cereali e presente nella quinoa in quantità quasi doppia rispetto al frumento - toh! Meglio della pasta). Si dice che il consumo frequente di quinoa regoli lo stimolo della fame e riduca il desiderio di cibi grassi e non ultimo, la quinoa è priva di glutine (che per i celiaci è una bella notizia). Un'unica avvertenza prima di consumarla: lavatela bene e ripetutamente perchè i suoi chicchi contengono saponine (anche se, fortunatamente, la varietà che consumiamo è quella con il contenuto più basso), una sostanza leggermente amara prodotta dalla pianta per proteggersi da uccelli e insetti. Così finalmente l'uso del 'quasi-sapone' nella mia torta, si avverato e aspettatevi nei prossimi post indicazioni sui giri della cetrifuga, consigli sull'ammorbidente e sul calore del ferro da stiro :-)
Quindi dopo il riso alle mille spezie, altra ricetta non proprio a km zero: qui finiamo dritti dritti in Sud America dove nasce la quinoa, ma mi perdonerete sicuramente perchè la colpa di questi piatti è esclusivamente dei geni di quel mio lontano parente che sovente mi impediscono di proporre ricette della tradizione tipica italiana; prometto però di lottare contro il mio DNA per far emergere il mio lato tradizional-popolare e celebrare con pasta al pomodoro e risotti gialli, la nostra cucina. Tuttavia oggi lancio il guanto di sfida a coloro che vorranno 'lavarsi la bocca' con questa torta ricca di sapori lontani e piena di principi nutritivi, anche solo per la curiosità di assaggiare un universo diverso :-)
Giusto un breve cenno sulla quinoa per chi non la conoscesse. Pianta erbacea della famiglia della barbabietola e degli spinaci (ecco perchè pseudocereale), chiamata dagli Inca "chisiya mama" che in lingua quechua significa "madre di tutti i semi". Chicco nutriente e ricco di proteine (vegetali, evviva!), calcio (ne contiene in proporzione più del latte - ma dai!!) e lisina (amminoacido essenziale normalmente carente in molti cereali e presente nella quinoa in quantità quasi doppia rispetto al frumento - toh! Meglio della pasta). Si dice che il consumo frequente di quinoa regoli lo stimolo della fame e riduca il desiderio di cibi grassi e non ultimo, la quinoa è priva di glutine (che per i celiaci è una bella notizia). Un'unica avvertenza prima di consumarla: lavatela bene e ripetutamente perchè i suoi chicchi contengono saponine (anche se, fortunatamente, la varietà che consumiamo è quella con il contenuto più basso), una sostanza leggermente amara prodotta dalla pianta per proteggersi da uccelli e insetti. Così finalmente l'uso del 'quasi-sapone' nella mia torta, si avverato e aspettatevi nei prossimi post indicazioni sui giri della cetrifuga, consigli sull'ammorbidente e sul calore del ferro da stiro :-)
Quindi dopo il riso alle mille spezie, altra ricetta non proprio a km zero: qui finiamo dritti dritti in Sud America dove nasce la quinoa, ma mi perdonerete sicuramente perchè la colpa di questi piatti è esclusivamente dei geni di quel mio lontano parente che sovente mi impediscono di proporre ricette della tradizione tipica italiana; prometto però di lottare contro il mio DNA per far emergere il mio lato tradizional-popolare e celebrare con pasta al pomodoro e risotti gialli, la nostra cucina. Tuttavia oggi lancio il guanto di sfida a coloro che vorranno 'lavarsi la bocca' con questa torta ricca di sapori lontani e piena di principi nutritivi, anche solo per la curiosità di assaggiare un universo diverso :-)
Torta di quinoa e mirtilli
300 gr di quinoa
150 gr zucchero semolato
100 gr di burro
1 lt di latte intero
60 gr di pinoli
50 gr di uvetta
3 uova
1 bustina di lievito per dolci (senza glutine se la torta è per celiaci)
la buccia di un limone bio
sale
marmellata di mirtilli
acqua q.b.
Lavate ripetutamente la quinoa sotto l'acqua corrente, poi scolatela bene. Mettete sul fuoco una casseruola con il burro e fatelo sciogliere, aggiungete la quinoa, il latte, un pizzico di sale e la buccia del limone grattuggiata. Lasciate cuocere per 20 minuti circa a fiamma media fino al completo assorbimento del liquido. Lasciate raffreddare. Nel frattempo lavate e ammollate l'uvetta in acqua tiepida, poi strizzatela. In una ciotola sbiancare i tuorli con lo zucchero, aggiungete il lievito, i pinoli e l'uvetta e infine la quinoa raffreddata. Montate gli albumi a neve ferma e uniteli alla massa preparata in precedenza facendo attenzione a non smontarli.
Imburrate uno stampo alto a cerniera di circa 23 cm e sul fondo posizionate un disco di carta da forno, versate il composto e cuocere in forno statico a 160° per circa 50 minuti; terminate la cottura con altri 10 minuti in modalità forno ventilato per dare un bel colore dorato alla torta. Levate dal forno e lasciate raffreddare. Nel frattempo sciogliete 4-5 cucchiai di marmellata di mirtilli (ma anche di lamponi, fragole, more, ecc) con un cucchiaio di acqua a fiamma molto bassa, lasciate intiepidire e versate sulla torta ricoprendo tutta la superficie. Fate raffreddare e servite.
PS: dato che impasto, mescolo, giro e trito tutto rigorosamente a mano, approfitto del contest di Barbara per sperare di vincere il mio 'braccio destro' in cucina. Incrocio le dita e spero che Barbara si metta una mano sul cuore e immaginandomi con i muscoli del bicipite del braccio destro simili a quelli di un culturista, mi premi con quel magnifico Kitchen Aid fucsia (che tra l'altro starebbe benissimo nella mia cucina bianca).


