4 maggio 2013

Forma(L)mente risotto


Il mio blog come un calendario: un post al mese, che invita alla lettura, ma senza fretta perché tanto la pagina resterà invariata per almeno 30 giorni. Da queste parti il 'fast' è stato messo un po' in disparte, ho dovuto ammettere a me stessa che tutto quello che voglio fare-vedere-imparare-visitare non mi sarà concesso in una sola vita, e allora tanto vale concentrarsi su poche cose e farle con la dovuta attenzione.
Lo sapevate che sono laureata in architettura e ho un diploma di grafica pubblicitaria? Già detto, e forse anche ripetuto. Però vi chiederete cosa c'entrano i titoli con un blog di cucina. Scrivevo nell'ultimo post (QUI), che ho il cervello in uno stato di perenne tensione da idee, e ho dovuto fare i conti con la forma mentis che ho modellato negli anni e che influenza in gran parte il mio approccio al mondo e a questo blog. Ho potuto constatare che le foodblogger sono ampiamente rappresentate da un nutrito gruppo di 'architetti-donna', anche se ancora mi sfugge il legame tra chi si dovrebbe occupare di progettazione, urbanistica e restauro e il cibo. Per quanto mi riguarda, una risposta me la sono data: quando guardo il cibo, la prima cosa che fa il mio cervello è tradurre in forma, colore e texture quello che vede. Non importa che il cibo sia del contadino o del supermercato; che sia di stagione, esotico o extraterrestre. Che si trovi in un ristorante o nella mia cucina. Quello che mi colpisce è la sua 'grafica' e la sua collocazione nello spazio. 
Guardo un cibo in 3D e poi in 2D; ne annullo inconsciamente la profondità perché esso, per quanto mi riguarda, è prima di tutto un'immagine. Ho bisogno di individuarne la forma prima di conoscerne il sapore, la provenienza e la ricetta. Questa è la mia natura che è stata accentuata dagli studi che ho intrapreso. La grafica pubblicitaria spinge alla razionalizzazione della forma: nello studio di un marchio, è fondamentale arrivare all'essenza di quello che si vuole rappresentare attraverso un simbolo grafico; la scelta delle linee e dei colori fanno davvero la differenza perché sono il veicolo attraverso il quale comunichiamo un messaggio. E' per lo stesso motivo che periodicamente sentiamo la necessità di fare un restyling alla nostra acconciatura o all'header nel nostro blog :-)
Tuttavia dimora lontanissimo da me il pensiero moderno che vuole che 'l'apparire sia più importante dell'essere'. Incarno l'antimoda per eccellenza: lo shopping lo farei per procura e il parrucchiere è una perdita di tempo... Eppure, l'interesse verso l'estetica della forma è così vitale da interessare la  forma stessa del cibo.
Chi mi legge avrà compreso che per me il cibo deve essere anche (o soprattutto?) sperimentazione. Le prove di cucina molecolare sono solo una tappa del percorso che ho inconsciamente intrapreso una decina di anni fa, la cui genesi fu una crostata dolce con crema pasticcera, cipolle e radicchio (!) che si rivelò una combinazione decisamente infelice, ma che inaugurò la strada alla mia curiosità culinaria. Pur amando da morire le lasagne della mamma (che è un'ottima cuoca), un buon brasato con polenta o il tiramisù, la mia attenzione non è rivolta alla tradizione e alle ricette di famiglia. Il mio interesse è per qualcosa che ancora non c'è e che qualcuno ha l'obbligo etico e morale di pensare. Provo una profonda ammirazione per gli innovatori, per coloro che osano e sperimentano rompendo con il passato (che conoscono e che hanno studiato) per proiettarsi nel futuro con la forza dei visionari. Vorrei avere anche solo una scintilla della loro intuizione per sapere cogliere quello che ancora non esiste.
Con grandissima soddisfazione, qualche giorno fa ho visitato la mostra "Progetto cibo. La forma del gusto" presso il Museo di Arte Contemporanea (MART) di Rovereto. Lì, in un solo luogo, ho trovato tutto quello che sta nei miei pensieri. Il cibo inteso non solo come alimento ma soprattutto come Funzione, Decorazione, Progettazione, Design, Humor e Metafora, Materia, Etica e Futuro. Il cibo spogliato della sua immagine più classica e rivestito con abiti diversi. Il mio vero punto di partenza.
Il grandissimo Bruno Munari nel 1963 scriveva 'Tutto è progetto, anche (e soprattutto) il cibo'. Qui di seguito, un estratto dal suo libro "Good Design" (1998)

L'arancia come esempio di Good Design
L’oggetto è costituito da una serie di contenitori modulati a forma di spicchio, disposti circolarmente attorno a un asse verticale, al quale ogni spicchio appoggia il suo lato rettilineo mentre tutti i lati curvi volti verso l’esterno, danno nell’assieme come forma globale, una specie di sfera.
L’insieme di questi spicchi è raccolto in un imballaggio ben caratterizzato sia come materia sia come colore: abbastanza duro alla superficie esterna e rivestito con un’imbottitura morbida interna di protezione tra l’esterno e l’assieme dei contenitori. Il materiale usato è tutto della stessa natura, in origine, ma si differenzia in modo appropriato secondo la funzione. L’apertura dell’imballaggio avviene in modo molto semplice e quindi non si rende necessario uno stampato allegato con le illustrazioni per l’uso. Lo strato d’imbottitura ha anche la funzione di creare una zona neutra tra la superficie esterna e i contenitori così che, rompendo la superficie, in qualunque punto, senza bisogno di calcolare lo spessore esatto di questa, è possibile aprire l’imballaggio e prendere i contenitori intatti. Ogni contenitore è a sua volta formato da una pellicola plastica, sufficiente per contenere il succo, ma naturalmente abbastanza manovrabile. Un debolissimo adesivo tiene uniti gli spicchi tra loro per cui è facile scomporre l’oggetto nelle sue varie parti tutte uguali. L’imballaggio, come si usa oggi, non è da ritornare al fabbricante ma si può gettare. Qualcosa va detto sulla forma degli spicchi: ogni spicchio ha esattamente la forma della disposizione dei denti nella bocca umana per cui, una volta estratto dall’imballaggio si può appoggiare tra i denti e con una leggera pressione, romperlo e mangiare il succo. Si potrebbe anche, a questo proposito considerare come i mandarini siano una specie di produzione minore, adatta specialmente ai bambini, avendo lo spicchio più piccolo. Oggi purtroppo con l’uso delle macchine spremitrici tutto viene confuso e gli adulti mangiano il cibo dei bambini e viceversa. Di solito, gli spicchi, contengono oltre al succo, un piccolo seme della stessa pianta: un piccolo omaggio che la produzione offre al consumatore nel caso che questi volesse avere una produzione personale di questi oggetti. Notare il disinteresse economico di una simile idea e per contro il legame psicologico che ne nasce tra consumatore e produzione: nessuno, o ben pochi, si mettono a seminare aranci, però l’offerta di questa concessione altamente altruista, l’idea di poterlo fare, libera il consumatore dal complesso di castrazione e stabilisce un rapporto di fiducia autonoma reciproca. Gesto cordiale e signorile, non come certi produttori contemporanei che offrono una mucca a chi compra venticinque grammi di formaggio. 
L’arancia quindi è un oggetto quasi perfetto dove si riscontra l’assoluta coerenza tra forma, funzione, consumo. 
Persino il colore è esatto, in blu sarebbe sbagliato. Tipico oggetto di una produzione veramente di grande serie e a livello internazionale dove l’assenza di qualunque elemento simbolico espressivo legato alla moda dello styling o dell’estètique industrielle, di qualunque riferimento a figuratività sofisticate, dimostrano una conoscenza di progettazione difficile da riscontrare nel livello medio dei designer. Unica concessione decorativa, se così possiamo dire, si può considerare la ricerca “materica” della superficie dell’imballaggio trattata a “buccia d’arancia”. Forse per ricordare la polpa interna dei contenitori a spicchio, comunque un minimo di decorazione, tanto più giustificata come in questo caso, dobbiamo ammetterla.

Pertanto, posso dire di aver attribuito un significato (ipotetico) alle mie idee. Spero possiate perdonarmi se esse non sempre troveranno una degna realizzazione. 
Questa volta vi propongo un risotto alla milanese rappresentato come una birra e costretto dentro ad un vetro ma con uno spumeggiante condimento. Praticamente un gioco.



Risotto allo zafferano con spuma di panna al parmigiano reggiano
Per due persone

Per il risotto
200 gr di riso Carnaroli
1 litro di brodo vegetale
1 bustina di zafferano
2 cucchiai di parmigiano reggiano
2 cipollotti freschi
olio extravergine di oliva
sale 

Per la spuma
200 ml di panna fresca non zuccherata
3 cucchiai abbondanti di parmigiano reggiano
sale e pepe bianco


Preparare in anticipo il brodo vegetale usando verdure a piacere (per me il classico sedano, cipolla, zucchina, carota e patata), aggiustare di sale. Filtrare il brodo. Al momento della preparazione del risotto, rimetterlo sul fuoco e tenerlo sempre ben caldo.

Tritare finemente la parte bianca dei cipollotti, farli rosolare a fuoco basso in una padella con un paio di cucchiai di olio; aggiungere il riso e farlo tostare per qualche minuto. Aggiungere un paio di mestoli di brodo e continuare a mescolare ripetendo il procedimento non appena il brodo verrà assorbito. A metà cottura, sciogliere in un po' di brodo lo zafferano e versarlo nel riso continuando a mescolare; regolare di sale. Continuare fino alla cottura desiderata. Togliere dal fuoco, aggiungere due cucchiai di parmigiano, mescolare e lasciare riposare un minuto coperto.
Un paio di ore prima della preparazione del risotto, mettiamo la ciotola in cui verrà montata la panna nel frigorifero; la tireremo fuori solo nel momento in cui dovremo montare la panna che dovrà essere anch'essa fredda. Versare la panna nel contenitore, aggiungere il parmigiano reggiano, un po' di sale e una grattata di pepe bianco. Montare con fruste elettriche iniziando con velocità bassa per poi aumentarla, fino ad ottenere una schiuma soda e lavorabile. La schiuma la prepareremo prima della preparazione del risotto, ricordandoci di riporla in frigorifero fino al momento del suo utilizzo.
Al momento di servire il risotto, possiamo porlo in due bicchieri e guarnirlo con la schiuma del parmigiano, oppure usare i piatti e servire il risotto con delle quenelle di panna al parmigiano.
Ho preferito evitare di mantecare il risotto con burro data la presenza della panna che al contatto con il riso caldo si scioglierà; per mantenere un sapore delicato, ho evitato di sfumare il riso con il vino.


91 commenti:

  1. Roberta, io vedo in te quella scintilla!

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    1. Chiarina, speriamo di non andare a fuoco :-) Grazie per il tuo sostegno!!

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  2. idea geniale...la foto è davvero bellissima...e anche leggere dei tuoi pensieri, le tue intenzioni e le tue curiosità mi piace! non ci avevo mai pensato bene, ma è vero quello che scrivi: cioè che in fondo gli studi (anche in settori lontanissimi dal food) influenzano il modo di vedere e approcciarsi al cibo!
    profonda!
    grazie

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    1. Ma sai che adesso che mi ci fai pensare hai proprio ragione?! Chissà se dal modo di cucinare si può capire il modo di pensare di una persona, un po' come se fosse uno psico-food...
      Grazie per i complimenti, sei davvero generosa :-)

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  3. Mentre il tuo cervello traduce in forma, colore e texture quello che vede, il mio, da chimico, cominicia ad immaginare quali strane reazioni avvengono dentro ciotole e padelle :)
    Dentro di te c'è molto di più che solo una scintilla, ne è una prova questo risotto. E' un quarto d'ora che vado su e giù con la rotella del mouse passando da una foto all'altra.
    Come diamine faccio a schiodarmi di qui?
    UN bacione, buona domenica

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    1. Ehi Fede, un chimico in cucina mi sarebbe davvero utilissimo (soprattutto ieri quando ho rischiato di fare esplodere la pentola a pressione con del bicarbonato...), però è consolante sapere che ho sempre una food-amica su cui contare nel caso dovessi pensare ad una nuova molecola ;-)
      Grazie e un abbraccione

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  4. Capisco l'ammirazione mista ad invidia nei confronti di chi possiede la scintilla... completamente ignorante in ambito cultura del cibo, da una parte vorrei che l'ispirazione nascesse da me...dall'altra mi rendo conto che senza uno studio è difficile possa scaturir qualcosa di nuovo...quando penso ad un piatto la prima cosa che mi viene in mente è il sapore sulla lingua e l'accostamento di colori degli ingredienti a crudo (prima della cottura)...non avevo mai pensato al cibo come a rappresentazione grafica-spaziale...mi hai dato uno spunto su cui riflettere...sull'idea del risotto, che dire? mi piace molto...cri

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    1. ciao Cri, hai detto una sacrosanta verità: senza una conoscenza della materia è difficile riuscire a fare qualcosa! Infatti le persone che hanno davvero fatto la differenza erano proprio quelle che conoscevano la tecnica per poi oltrepassarla.
      E gli abbinamenti dei colori a crudo è davvero un punto di partenza interessante.
      Caspita, quante cose escono da queste riflessioni. Ottimo spunto.
      Un abbraccio

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  5. tu
    sei
    un
    genio

    ma soprattutto
    tu
    stai
    diventando
    molto
    professionale
    (e molto brava aggiungerei)

    Roby, sono orgogliosissima di te, di quel che fai, di come scrivi, di cosa scrivi.
    Un abbraccione
    B

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    1. ehmmm...ehmmm...arrossisco...
      Dici che da qualche parte riuscirò ad approdare anche io?!
      Grazie Babsina per l'incoraggiamento e per il supporto, mi sa che prima o poi una chiaccherata con calma dovremmo pur farcela :-)
      Un bacione

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  6. ..buongiorno signora Roby, Per me sei un'esplosione, altro che scintilla, cara la mia "Leonardo del food nel 21° secolo"! Anch'io mi son chiesta secondo quale paradigma si coniugano l'architettura ed il cibo. Affascinante la tua teoria grafico-spaziale, me la sento molto affine anche se, prima di arrivare al bicchiere di riso con spuma di cui qui sopra le magnifiche foto, penso che dovrò aspettare qualche altra vita!
    Complimenti, veramente oltre, cara Roby, brava davvero

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    1. Ecco, ora sono proprio 'orgogliona': un complimento di questo tipo mi darà energia per i prossimi 20 anni!! :-)
      So che tu sei una cultrice della formacolorelinee come me e sono contenta che la BirraMilano ti sia piaciuta...ma ne parleremo davanti alla pizza promessa :-)
      bacioni

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  7. Ah, dimenticavo: oggi son venuta a copiarti la ricetta della brain-tenerina, che ho potuto assaggiare solo stasera: ma sai che è proprio buona? Peccato che, pessima mia idea, ho pensato riciclato del cioccolato da uova di pasqua ancora in dispensa, ma... ho scoperto che se da solido non è troppo buono, come ingrediente diventa pessimo.. grr! La prossima prenderò il lindt!

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    1. eheheheh!!! La tenerina richiede cioccolato DOP! :-)

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  8. L'estetica, anche in cucina, secondo me ha il suo peso... sempre abbinata alla qualità del cibo e alla bontà, certo, non fine a se stessa... serve come accompagnamento, come ingrediente in più, come fattore aggiunto, è quel tocco di bellezza che ci stupisce... e a noi piace essere stupite... :-)
    Ci vedo cura, curiosità e voglia di sperimentazione dietro a tutto questo, a chi "disegna" con la cucina e crea, inventa, mette in moto le idee... è tutto molto positivo, lo condivido.
    Uscire dall'ordinario, fare un passo in più. E' anche divertente, no? :-)

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    1. Francesca, condivido al 100% quello che scrivi: la qualità prima di tutto! Ma se qualcosa è anche bella, tanto meglio no?! ;-)
      Grazie per il tuo commento, buona serata...

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  9. Cara mia, sarà anche uno al mese, ma quando arriva io corro a buttare il drappo rosso al davanzale, coem in preparazione dell'angelus.
    Tu non sei avanti, sei oltre; quindi sappi che ti sono scusate sia la spalle che la messa in piega homemade.
    Bacio

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    1. ahahahah!! mi fai sempre sganasciare dalle risate. Grazie per il tuo commento :-D
      PS: nell'ultima visita dal parrucchiere, ho scelto un taglio corto e spettinato così per un po' non ci penso...

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  10. Da un'altra food blogger architetto non posso non apprezzare questo tuo post dove si esalta la forma del cibo! E mi fa piacere pensare che non sono l'unica che cerca il progetto dietro le cose.

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    1. Vedi che siamo in tante (architetto) che armeggiano con il cibo! Mi sa che apriremo un club ;-) Grazie mille per il tuo commento...

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  11. Io invece mi chiedo: cosa ci stai a fare qui?
    Certo è che certe idee che sono lì a girare vorticosamente nella tua testolina, potrebbero sicuramente venire impiegate da qualcuno in maniera profittevole per te e per lui.
    Sono qui che mi dico che qui dentro c'è della scintilla vera o del genio, chiamali come vuoi, ma non andranno da nessuna parte finchè restano qui. Ovvero, ne godremo noi profondamente e tutto questo contribuirà a solleticare l'infinita schiera di persone senza fantasia, che troveranno materiale da copiare o forse trarre ispirazione (nel caso migliore). Dovresti fare tesoro del tua fantasia e intelligenza.
    Sei grande, davvero. Pat

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    1. Patty, ormai mi leggi nella testa come una persona di famiglia. Grazie per il tuo incoraggiamento, ne farò tesoro e cercherò di fare del mio meglio per costruire qualcosa di ancora più concreto....
      Stringo i denti, schiena dritta e avanti tutta!
      Un bacione e una stritolata per la più ganza del web!

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  12. Tu ormai mi conosci, e sai già cosa io possa pensare di fronte a questo post. Hai delle idee bellissime, e così distanti dalle mie e dalle mie concezioni di cibo che stento ad immaginarle anche dopo che le hai fatte! L'arte del food esiste, la grafica e lo stile, i colori e la composizione (...e un bell'obbiettivo, ovviamente! magari un F1.4 ;P). Ma esiste anche la tradizione che hai messo nel risotto allo zafferano! Ed è della tradizione, anche se la camuffi bene, che non mi stancherò mai. Brava, meno post ma migliori, è quello che penso sempre anche io. E se oggi venivi... con Noto... sai quante domande facevi??? Un bacino dalla tua miglior foodfriends opposta a te! ❤

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    1. ahahaahh!! Io e te siamo come il giorno e la notte, ma l'uno non esiste senza l'altra. Quindi io seguirò le tue ricette della tradizione e tu le mie sparate futuristiche e vivremo felice e contente finchè foodblog non ci separi ;-)
      Un bacione alla mia amica-opposta!

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  13. Cara Roby, che dire... da neo laureata in architettura spesso condivido questo approccio al cibo. A chi mi chiede "ma che ci fa un architetto in cucina" rispondo che nulla è materico come il cibo.
    Esso per me, è come cemento e mattoni, legno e isolante, ma anche calce ed intonaco, arredi, decori... il cibo è materia.
    Materia che sotto le nostre mani, guidato dalla nostra mente, diviene forma (3d) e poi immagine (2d).
    E in particolar modo nelle tue mani esso diventa arte.
    L'opera di oggi sarebbe benissimo potuta essere esposta al Mart.
    Sei brava? Di più.
    Ma nel tuo cuore lo sai. Quella scintilla è la tua forza e ti posso assicurare che riesce ad illuminare a giorno anche la notte più buia.
    Un bacio grande e un grande in bocca al lupo per tutto quello che stai facendo e che sogni di fare.
    B.
    ps. facciamo un raduno di architetti-food? Un confronto con voi sarebbe per me meraviglioso! <3

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    1. Benyyyyy!!! Ti confesso che alcuni miei tentativi in cucina paiono proprio cemento e mattoni! :-D ma poi confessiamolo: per noi architetti l'importante è vedere qualcosa che poco per volta prende forma.... Grazie per i complimenti, per il tuo supporto e per la spinta ad andare avanti e se ti venisse voglia di organizzare un food-arch-raduno, io sarò in prima fila.
      Bacioni

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  14. sei unica, ogni volta rimango incantata dalle tue foto e soprattutto dalle tue parole che lasciano trasparire la tua passione ma soprattiutto la tua creativitá''.bello...bello e ancora di piu.!

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    1. Grazie Lucy e tu sei davvero gentilissima :-) Un abbraccio

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  15. No, non ci credo. Io ce l'ho, quel libro! Cioè, da qualche parte e scansionato. E' passato dalle parti di casa venendo dalla biblioteca, ed io ne sono rimasta folgorata... ;)

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    1. Lo voglio anche io!! Ho solo letto qualche pagina ma mai per intero...parto alla ricerca.

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  16. Ci credi che sono tre giorni che leggo e rileggo il tuo post pensando che questo risotto è bellissimo, che i tuoi pensieri sono illuminanti e stimolanti e che forse la tua forma mentis ti sta portando in una gran bella direzione.
    Siamo diverse, io che la cucina la vivo come fossero vecchie foto, che mi procura nostalgia e languore tu che la interpreti con creatività e ricerca (anche se l'esperimento della torta crema pasticcera, cipolle e radicchio è piuttosto rivoltante ahahah!) ma che maestria, ragazza mia. Vai avanti così, seguirti è stimolante, costruttivo e divertente perché sai farci anche sorridere con la storia della messa in piega :)

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    1. Cara Mari, il tuo pensiero mi fa davvero tanto tanto piacere. Riesci sempre ad usare delle parole giuste e non vedo l'ora di poterti incontrare nuovamente per un bel confronto tra nostalgia-languore e creatività-ricerca. Che meraviglia....
      bacioni

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  17. scintilla??? questa è genialità! Bravissima! Come dice Pat qualche commento prima, è giusto che il tuo talento vada oltre questo blog, perché privare altri di queste meraviglie?
    Ti auguro con tutto il cuore di riuscire in questo obiettivo!
    e.

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    1. Oh! Ma grazie, grazie per questo bell'incoraggiamento ad andare avanti.
      Un abbraccione

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  18. ma caspita....sai che questo blog è proprio interessantissimissimo!!!! :-D ......e mi associo a Patty-

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  19. Che questa sia una creazione spumeggiante, e che te lo dico a fare? Allora parliamo delle riflessioni annesse e connesse. Tu racconti della deformazione da architetto. Io ti dico che anche i giornalisti non stanno messi bene. Probabilmente ci sono forme mentis, chiamiamole pure così, che sono particolarmente inclini e sensibili ad affrontare la questione cibo da varie angolazioni. Io spazio dalla tradizione all'innovazione, ma ho deciso che queste parole sono troppo abusate e dovrò trovare delle valide alternative. L'importante è che il piatto "mi parli". E sapessi le cose che mi sta raccontando la tua BirraMilano... Bacioni

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    1. eheheeh!! E secondo te perchè ti/vi leggo? A parte il compost sul balcone (e con quel post mi avete definitivamente catturato), nelle tue parole traspare la tua capacità di scrittura, di narrazione e di precisione tipica dei (bravi) giornalisti. E se per una volta potessero parlare i nostri piatti, chissà cosa ci direbbero....
      bacioni a te!

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  20. sei un genio e questo risotto spumeggiante ne è la dimostrazione...che bellissima e accantivante idea! ciao Roby!
    ps. sai che inizio a capire qualcosa della mia macchina fotografica? :O)

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    1. Grazie Ale!
      PS: se hai bisogno per la macchina fotografica, fammi sapere eh... ;-)

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  21. ti ho vista eh???? appena riesco passo. tanto ho ancora un mese intero ;)

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    1. Tranquilla Vale, io amo andare slow e da queste parti non si corre ;-)

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  22. ... e con ciò mi lasci senza parole! Il risotto/birra è geniale; quanto al resto, come sempre, assolutamente condivisibile, come sempre (almeno per me). Arancia compresa. Ciao :))

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    1. eheheh!! Grazie Faustidda cara, lo so che siamo in sintonia ;-)

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  23. cara Roberta, è un piacere rileggerti. Per riprendere solo uno dei tanti spunti di riflessione di questi post, faccio riferimento agli innovatori. Trovare i propri punti di riferimento, coloro che partendo dalla tradizione e dalle origini riscono ad avere la "vision" e ricreare un qualcosa di nuovo e personale beh, è un gran bel modo per imparare. La ricerca prima di tutto!
    In quanto alla ricetta, speciale!
    un abbraccio e spero di rivederti presto,
    buon we,
    Vale

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    1. Già Vale, io sono una di quelle che guarda avanti e la tradizione la prendo solo come 'spunto di partenza'.
      Grazie per il commento e speriamo di vederci presto.
      Un abbraccio

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  24. Eh si te ti fai proprio attendere, 1 post al mese è daverro troppo poco per chi si perde (o si ritrova) tra le tue righe.
    non sei mai banale, mentre ti leggo sorrido, annuisco, corrugo la fronte.. ma non riesco a staccare gli occhi dal monitor.
    la tua ricetta più che l' occhiolino fa una linguaccia impertinente alla tradizione,del resto tu sei fatta così..e, a proposito.. io aspetto i tuoi post con la stessa trepidazione con cui aspetto il Natale (ahahahahahahahah...)

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    1. Ehi Sere, vuoi che muoro?! Io più di un post al mese non ce la faccio a meno che non decida di cucinare la notte e fotografare all'alba...
      Ma se aspetti i miei post come attendi il Natale, lacrimo di commozione, indosso la barba bianca e ti urlo da quassù un bel 'ho-ho-ho' :-)

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  25. ho visto le foto di corsa e ho pensato:GENIALE!!!sono tornata e ho confermato la prima impressione...sempre alla ricerca di qualcosa "di più",che stimoli la creatività e che faccia riflettere!
    Per le foto direi che quella che preferisco è l'ultima...mi sembra che ci sia uno sfondo più bianco e si legge molto bene la texture della spuma! la seconda trovo che sia un pochino troppo bruciata ai lati del bicchiere ma sono anche gusti...in ogni caso direi "prova bicchiere" superata :D
    bacissimo

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    1. eheheh Silvia, non ti dico la lotta con i riflessi, il calore del risotto che appannava il vetro e la schiuma che scappava dopo un po' dove voleva. Prova superata (con riserva, aggiungo io) ma solo grazie ai tuoi insegnamenti! :-)
      Un abbraccio gigante

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  26. io invece quando guardo il cibo la prima cosa che penso è "come è stato fatto?" e se l'ho fatto io "chissà se avrà il sapore che mi aspetto" ma è giusto che ognuno lo concepisca a modo suo, per fortuna che è così!! però è verissimo, il modo in cui noi lo presentiamo o lo fotografiamo fa arrivare il nostro messaggio e la cosa difficile è proprio rispecchiare il pensiero in una foto (almeno a volte per me lo è)
    adoro sperimentare, certo non hai tuoi livelli.. io sono decisamente più sul tradizionale, e sarebbe fantastico per chiunque cogliere quello che ancora non esiste, vai così che sei sulla strada giusta per scovare la scintilla!!!! ;-)

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    1. Hai perfettamente ragione cara Tiziana, da un blog che si chiama come il mio, il gusto viene subito dopo la forma (ovviamente). E misurarsi con la tradizione è sempre una bella sfida :-)
      Grazie per l'incorraggiamento!!!

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  27. ahhh... questo "piatto" mi piace molto davvero, mi piace la "schiuma" e adoro il titolo, con tutti quei significati!!

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  28. Risposte
    1. Grazie Reb, solo tu , la regina delle parole :-)

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  29. Io ti leggo una volta al mese e di mese in mese mi convinco che tu sei aliena!!!ma come ti vengono certe idee?? Tu non dai solo forma colore e texture ad un piatto, tu lo trasformi, lo rinventi in maniere originalissime!!!Questa come ti è venuta???Sei una miniera di originalità...sarà per questo che adoro leggerti???

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    1. Grazie Paola per leggermi! Come mi vengono certe idee? Mah non lo so. Di solito arrivano da sole a fine giornata, bussano nella testa e io le invito ad entrare; a volte fanno molta confusione, qualche volta si presentano con chiarezza e io le colgo al volo cercando di dargli una forma come posso.
      un abbraccio

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  30. Meno male che sei slow, perché io ultimamente sono slowissima :P e riesco a passare dai blog che seguo con una lentezza incredibile. E quindi eccomi qua. Avevo intravisto questa meraviglia ma non mi ero soffermata a leggere, ma visto che stamattina mi son concessa una pausa (e visto che mio figlio gioca tranquillo :)), son finalmente corsa da te :)
    Prima di tutto volevo dirti che quello che scrivi sulla sperimentazione e sulla tradizione lo condivido in pieno e, combinazione, ho preparato proprio ieri un post (che pubblicherò a giorni) in cui parlo di questo approccio alla cucina, del senso che voglio che abbia il mio blog: una polemica sterile mi ha portato a riflettere su me stessa e sul mio spazio, su ciò che voglio pubblicare...beh dai lo leggerai :)
    Questa presentazione per il risotto è GENIALE, stupenda, la adoro! E adoro te! E ogni volta penso quanto mi dispiaccia non essere vicina a te per scambiarci pensieri e parole davanti a un tè...uff!
    Ti mando un bacione, sei grande! :*

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    1. Letto il tuo post e condivido la tua opinione. Peccato davvero non abitare vicino perchè da te potrei imparare un sacco di cose. GRazie per le tue riflessioni.
      un bacio e buon lunedì

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  31. ciao Roby. Che dirti, sei geniale e molto rigorosa, insomma un architetto del cibo e una filosofa. Come dice giustamente Patty, forse il tuo talento potrebbe essere oggetto di "scopiazzamenti" vari. Quindi, fossi in te, cercherei davvero il modo di metterlo a frutto o almeno di tutelare le tue idee con dei brevetti e poi farci un bel libro. Io sono dispersiva e molto caotica, istintiva e devo dire che gli studi in architettura non mi sono poi serviti a molto. Per me il cibo è cibo, sostanza e saper fare, poi costruzione ed estetica. L'estetica la ricerco di più facendo foto o ceramica. Mi piace sperimentare ma resto sempre nei margini della tradizione. Tu riesci a creare un filo conduttore, ad inventare una storia, a spiazzare chi guarda le tue creazioni. Apprezzo davvero molto i tuoi punti di vista e faccio il tifo per te! Un bacio
    stefi

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    1. Stefy, anche tu architetto!! Lo sapevo perchè si vede dalle tue foto :-)
      Grazie per quanto mi hai scritto, una valida spinta per proseguire su questa strada che finalmente appare più delineata.
      Ti abbraccio

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  32. E io cosa dovrei dire sul "posto una volta al mese"!! Anzi, a pensarci bene a me è capitato anche di saltarlo:)Vabbè pazienza... invece parliamo del risotto e delle idee che hai ogni volta, sei eccezionale e questo post lo dimostra! Ti abbraccio

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    1. Mari, il post al mese mi permette di leggere e di osservare con attenzione le tue splendide immagini e ricette. Scommetto però che bolle in pentola qualcosa... :-)
      Vero?!
      bacioni

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  33. Mi piace molto l'idea di un post slow al mese, la ricetta la devo provare assolutamente!

    Anna Luisa

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    1. Meno male che qualcuno mi sostiene nello slow... non potrei fare più veloce!! Buona serata PS: come vedi anche il tempo di risposta è altrettanto slow...

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  34. Io credo che non importi la frequenza con cui si scrive in un blog, ma i contenuti che lo arricchiscono. E il tuo, da questo punto di vista, è fenomenale.
    Mi piace il tuo modo di vedere il cibo, immagino che vedendolo così, ogni cosa in una qualche maniera riesca ad ispirarti, ed è una gran bella fortuna.
    Che dire di questo risotto trompe l'oeil? Difficile non innamorarsene all'istante :-)

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    1. Grazie Katy, spero di poter essere ispirata a tal punto di riuscire a cambiare marcia nella direzione per me più consona.
      un abbraccio

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  35. Molto originale la tua presentazione!

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  36. Sono talmente svampita e incasinata al momento che fatico ad aggiornare il mio blog, figuriamoci il saltello multiplo tra gli altri. Che non é una scusante ma, sappilo, nemmeno sapevo scrivessi una sola volta al mese! Ed ora che lo so vivrò con molta più tranquillità i passaggi e le scadenze mensili. Risotto molto particolare, sicuramente buonissimo!
    A presto!

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    1. Cara Elvi, ultimamente lo zompetto riesce difficile anche a me...
      Va che comunque ti seguo cara la mia signora tacco 12!! :-)

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  37. Sai una cosa? un post al mese va bene lo stesso, per chi segue segue sempre... ma il tuo post mi da il giorno di domani!!! sei avnati tu, il mio mac è scemo o il mio cervello è in pappa? e chi lo sa? meglio la sostanza che l'apparenza.... ma questa birra tutta da gustare non me la voglio perdere e la spuma di parmigiano è da fare e rifare mille volte perchè dev'essere meravigliosa!!! quindi io inizio a "rubare". Ok sono fusa io mi sono resa conto che oramai siamo a giugno! quindi tra pcoo esce il post nuovo? buoan giornata per quando leggerai!!

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    1. eheheh!! Mi piace quello che hai scritto 'la data di domani..'. Mi sa però che questa volta il mese salta o slitterà di un po' a meno che non inizi a fotografare di notte.
      Grazie per essere passata.
      Un abbraccio

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  38. ciao Roby, ripasso per farti un saluto! un bacione : )

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    1. ciao Stefy, grazie per i saluti, tra poco arrivooooo!!!! :-)

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  39. Da blog in blog, arrivo al tuo... COMPLIMENTI!!
    Hai una nuova seguitrice!

    Questa ricetta è spettacolare! Belle foto!

    Letizia

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  40. un bel risotto ma ho gragito molto l'approccio culturale e di design, brava

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    1. Thanks! Da un architetto non poteva uscire che questo post ;-)

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  41. e il post di giugno dov'è??? :)
    ciao roby spero tutto ok!

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    1. Arrivo... ritorna lunedì e troverai il nuovo post.
      Grazie Ale per essere passata.

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    2. di nulla, figurati...a lunedì allora!

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  42. Fantastico, lo potrei assaggiare anch'io che non bevo la birra! e poi adoro il risotto allo zafferano, con spuma aggiunta, wow!
    saluti Su

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    1. Ciao Su, grazie per essere passata da queste parti. Sarà perché a me la birra non piace ma che volevo anche io avere un bel boccale di qualcosa di giallo e spumoso tra le mani, che mi sono inventata il risotto in bicchiere... cin cin! :-)

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  43. eccomi qua. ciao roberta, e' strepitoso il tuo blog!! me lo leggero' con calma un po' per volta, ma quello che ho visto finora mi piace assaissimo :)))
    a prestissimo!

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    1. benvenuta sul mio blog Cristina!! Ci vediamo prestissimo e avremo occasione per scambiarci un po' di idee... :-)

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  44. c'è forse qualcosa che posso dire che non sia stato detto? mi pare di no.
    posso solo dire che mi stucchina un sacco l'idea di sperimentare.
    grazie, buona vita!
    Sandra

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    1. Grazie a Te Sandra per esserti fermata a leggere e a commentare :-)
      Buona vita anche a te.

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  45. Adesso ho capito, Roby.
    Ho letto con molta attenzione e ho capito.
    Quel senso umilante di inadeguatezza che mi coglie quando vedo immagini belle e ben pensate come le tue, che rappresentano altrettanti piatti belli e ben pensati, deriva semplicemente dal fatto che io e te abbiamo un approccio alla cucina molto diverso. :-D Io sono pasticciona e disordinata, il mio motto pensando al cibo è sempre stato "l'importante è il sapore" e non mi sono mai pertanto curata della presentazione. Complice una scarsa manualità, il food styling non l'ho mai preso in considerazione e fare le foto è l'aspetto del blog che mi pesa veramente. Epperò leggendoti riconosco che tu hai pienamente ragione: la cucina è arte e la presentazione del cibo, il modo di collocarlo nello spazio, sono fondamentali. Io non ho e non avrò mai una mens matematica e invidio profondamente i tuoi studi (forse avrei potuto studiare grafica pubblicitaria alle superiori; in architettura però non sarei mai riuscita a laurearmi).
    Non so se sono riuscita a esprimere adeguatamente la mia ammirazione per la tua filosofia del food o per questo piatto che è al contempo tradizionale e innovativo; lo schermo è senza dubbio un ostacolo in questo senso. Dirti semplicemente "brava", "grande" o "geniale" risulta piatto e banale.
    Termino il commento qui... ringraziandoti e basta. :-)

    Un abbraccio.

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    1. Cara Mapi, penso che il mondo è bello perchè è 'largo' e ci stiamo tutte. Io con la mia fissa per la forma e tu per la tua attenzione verso il sapore. Tuttavia potremo davvero cresce insieme, con scambio di opinioni e di consigli (se posso aiutarti con le foto, non hai che da scrivermi). E poi ti confesso, che io il cous-cous a mano non lo farò mai (anche se giuro di non averlo mai lessato!!). Il tuo commento è meraviglioso, grazie per averlo lasciato.

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